![]()
| |||||||||||||
![]() |
|||||||||||||
| Università degli Studi Tor Vergata | |||||||||||||
| Dipartimento di Biologia | |||||||||||||
| Molecular Anthropology Lab | |||||||||||||
|
|||||||||||||
Lo sviluppo delle tecnologie molecolari avvenuto nell'ultimo decennio ha consentito agli antropologi di analizzare il DNA estratto da tessuti antichi (ossa, denti, capelli e tessuti mummificati) permettendo all'Archeologia di identificare biologicamente i detentori di una certa cultura ed il loro grado di parentela biologica con le altre popolazioni. Questo tipo di conoscenza permette di ricostruire la storia, sia diacronica che sincronica, delle popolazioni, i loro movimenti migratori e, pertanto, le modalità di popolamento di una certa area geografica. In questo modo il rapporto tra archeologi ed antropologi ha ricevuto un nuovo impulso che potrà contribuire alla ricomposizione tra i saperi umanistico e scientifico.
L'Archeo-antropologia molecolare permette di rispondere ad interrogativi archeologici che l'antropologia classica poteva chiarire solo molto raramente, come per esempio la possibilità di accertare i rapporti di parentela nel caso di sepolture multiple (una madre ed i propri figli devono possedere lo stesso tipo di DNA mitocondriale), o stabilire i pattern di migrazione riguardo alla composizione per sesso dei colonizzatori di una determinata area (se in una necropoli arcaica greca dell'Italia meridionale si trovano scheletri di sesso femminile si può stabilire se si tratta di donne greche giunte con i colonizzatori o autoctone, a seconda che esse presentino tipi mitocondriali greci o autoctoni). Inoltre è possibile risolvere i casi dubbi di determinazione del sesso
Nel 1993 è stata costituita, nell'ambito del Progetto strategico CNR "Beni culturali" (ora trasformato in Progetto finalizzato "Beni Culturali"), una unità operativa di cui è responsabile scientifico Olga Rickards. Il progetto ha il titolo:
Obiettivo della ricerca è quello di ricostruire il popolamento dell’Italia
meridionale e della Sicilia utilizzando le moderne metodologie molecolari
quali la PCR ed il sequenziamento diretto di aree specifiche di DNA
estratto da reperti antichi. Attraverso il confronto diacronico di segmenti
antropologicamente informativi del genoma mitocondrale (mtDNA), come
le regioni non codificanti D-loop (I e II) e COII/tRNAlys, ottenute da
popolazioni antiche di varie epoche ed attuali del sud Italia e di diverse
aree del Mediterraneo e del Medio Oriente, sarà possibile valutare quale
sia stato l’effettivo contributo genetico di ciascuna di queste popolazioni
al pool genico della popolazione italiana. Inoltre, si intende contribuire a
risolvere quegli interrogativi archeo-antropologici a cui la sola analisi
morfologica e morfometrica non può rispondere inequivocabilmente,
come la determinazione di sesso (attraverso l’analisi del DNA nucleare) e
l’accertamento dei rapporti di parentela in presenza di sepolture multiple
(attraverso il confronto dei tipi mitocondriali che essendo trasmessi in modo uniparentale permettono di ricostruire l’ascendenza degli individui
per via materna).
Le attività del Centro sono finanziate dal CNR Progetto Finalizzato Beni Culturali (Sottoprogetto 4- Archivio Biologico ed Etnoantropologico -coordinato dal Prof. G.F. De Stefano-; Tema 4.1- Analisi e Conservazione della Diversità Biologica: “Archivio Botanico, Zoologico, Antropologico; Linea 4.1.2- Uomo e Popolazione) contratti N°96.01168.PF36 e 97.00689.PF36