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18 gennaio 2001 Tor Vergata |
QUALITÀ DELL'ARIA DI ROMA
Dott. Manlio Mondino |
Dirigente dell'Area Conservazione e Qualità dell'Ambiente del Dipartimento Ambiente e Protezione Civile della Regione Lazio
Tel. 06 51684456 |
L'inquinamento atmosferico è una conseguenza delle attività umane e cambia al cambiare di queste. Negli anni '60 l'inquinamento atmosferico era determinato dalla combustione di carbone e derivati del petrolio molto poco raffinati. Era caratterizzato da polveri, anidride solforosa e piombo. Lo sviluppo economico dell'epoca, il così detto Boom economico, in conseguenza della maggiore ricchezza, ha consentito la diffusione del riscaldamento domestico che utilizzava come combustibile il petrolio poco raffinato e il carbone entrambi ad alto contenuto di zolfo, in caldaie a bassa tecnologia; venivano prodotte quindi grandi quantità di polveri grosse, metalli e anidride solforosa. Nello stesso periodo si è avuta la diffusione degli autoveicoli equipaggiati con propulsori a basso rendimento che utilizzavano benzine piombate e ad alto tenore di zolfo. Le emissioni di questi autoveicoli erano costituite da grosse quantità di anidride solforosa, ossido di carbonio, idrocarburi, polveri e piombo. Anche le attività industriali, per la produzione di energie utilizzavano petroli di scarsa qualità e carbone; inoltre si prestava poca attenzione al recupero e distribuzione di prodotti della più svariata natura che venivano immesse più convenientemente nell'atmosfera. Nel 1966 viene approvata la prima legge sull'inquinamento atmosferico che di fatto ha obbligato a sostituire il carbone con il gasolio, e ha cominciato a limitare la concentrazione dello zolfo nei carburanti; con tali innovazioni è iniziato il cambiamento dell'inquinamento atmosferico. Negli anni '80 è iniziata la trasformazione degli autoveicoli; ai produttori è stata imposta la ricerca del miglioramento dei motori. Il miglioramento dei motori ha da una parte determinato una diminuzione degli incombusti sia come particelle che come vapori, dall'altra l'aumento degli ossidi di azoto; nel contempo ha determinato una minore richiesta di contenuto in piombo. Sul finire degli anni'80 avviene una nuova fase determinata dall'uso del metano nelle centrali termiche sia per riscaldamento che industriale. Negli anni'90 una nuova fase inizia con l'uso delle benzine non piombate. Al momento attuale il consumo di benzine piombate è in fase di forte decremento. L'eliminazione del piombo ha però comportato l'introduzione di nuovi inquinanti. Infatti le benzine piombate sono state sostituite da benzine aromatiche che comportano immissione in atmosfera di composti aromatici tra i quali sono particolarmente pericolosi il benzene, il toluene, gli xileni, il metilbenzene. Inoltre i motori ad elevatissimo rendimento emettono polveri micrometriche inalabili. Questa evoluzione ha comportato l'introduzione di limiti di immissione per nuovi inquinanti e le periodiche revisioni delle reti di rilevamento poiché alcuni inquinanti sono divenuti non significativi per esempio SO2, le polveri grosse e il piombo mentre nuovi inquinanti quali i composti aromatici e le polveri inalabili si sono diffusi. Un discorso a parte deve essere fatto per l'ozono per il quale si hanno pochi dati negli anni '60 e '70, insufficienti negli anni '80 e discreti negli anni '90. La presenza di ozono risulta pressoché ubiquitaria sia in zone direttamente interessate da fonti di inquinamento sia in zone assolutamente esenti. Il fenomeno non è ancora ben chiaro e le interpretazioni che di esso vengono date a mio parere sono ancora insoddisfacenti. |
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