Cosa è ... e perché  
I contenuti del corso comprendono la descrizione delle principali caratteristiche di fotocamere e obiettivi, i concetti fondamentali di profondità di campo, resa prospettica ed effetto delle dimensioni del supporto sensibile, l’esposizione, l’uso della illuminazione naturale ed artificiale, la ripresa dell’ambiente, la macrofotografia, nonché la ripresa di flora e fauna nel proprio habitat, con particolare enfasi alla composizione ed ai principi di estetica in fotografia.  
Per dare al biologo quel bagaglio di conoscenze tecniche ed estetiche necessarie sia per produrre immagini di qualità nello svolgimento della propria attività sul campo, sia per valutare e scegliere con competenza la documentazione iconografica di terzi.
 
Chi lo insegna  
Riccardo Polini è docente di Chimica Generale all’Università di Roma Tor Vergata; fotografa la natura da oltre vent’anni. E’ stato membro del consiglio direttivo dell’Associazione Fotografi Naturalisti Italiani (AFNI). Ha collaborato con importanti riviste di fotografia per cui ha scritto oltre 40 articoli, ed ha pubblicato immagini in periodici nazionali e internazionali (tra cui Airone, Oasis, NaturFoto, Terra, Itinerari e luoghi). Ha avuto vari riconoscimenti a concorsi nazionali ed internazionali. Ha partecipato ai libri collettivi “Visions of Nature” e “The Best of Nature Photography”. Nel 2005 ha pubblicato il libro fotografico “Attimi di luce” per i tipi della Pubblinova Edizioni Negri.
Il suo sito è
www.naturephoto.it
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Gli argomenti trattati
1. Fotocamere a pellicola e digitali; caratteristiche tecniche e peculiarità dei diversi formati.
2. Obiettivi: caratteristiche, utilizzo e campi di applicazione; profondità di campo, resa prospettica ed effetto delle dimensioni del supporto.
3. Gli accessori specializzati (treppiedi, teste, comandi a distanza, ecc.).
4. La luce e l’esposizione.
5. La composizione: principi di estetica in fotografia; dalla documentazione all’arte.
6. La ripresa con luce artificiale; lampeggiatori e loro impiego in fotografia naturalistica.
7. Il microcosmo: close-up e macrofotografia; il rapporto di riproduzione e principi di ottica geometrica per l’uso ragionato degli accessori per la ripresa a distanza ravvicinata.
8. La fotografia di animali nel loro ambiente; guida all’uso del teleobiettivo; l’appostamento.
9. La fotografia di paesaggio.
10. Formati digitali (raw, TIF, JPEG); cenni all’elaborazione delle immagini; calibrazione colore.

 
Modalità di erogazione ed organizzazione della didattica
Lezioni frontali: 24 ore (in aula con proiettore); esercitazioni in aula e/o sul campo: 8 ore. Nelle lezioni sono compresi 1-2 incontri con fotografi naturalisti famosi.
La verifica del profitto si svolge mediante esame orale ed eventuale presentazione di un portfolio fotografico; non sono previste prove di accertamento in itinere.
La frequenza è altamente consigliata.

Ne dicono ... i pareri espressi da autorevoli fotografi naturalisti
Non avendo mai frequentato l'università forse non sono la persona più adatta ad esprimere un parere su un corso universitario. O forse sì, per il medesimo motivo: pur essendomi costruito una formazione naturalistica da autodidatta, resta un po' di rimpianto per aver rinunciato a quell'approfondimento di cui mi capita di sentire la mancanza, come fotografo di natura. Le lacune che avverto a livello personale caratterizzano la scena della fotografia naturalistica italiana in genere. L'insegnamento delle scienze naturali, come di molti altri argomenti scientifici, è sempre stato negletto in Italia: siamo un paese di tradizione umanista, certamente in modo eccessivo. I cosiddetti ‘fotografi naturalisti’ sono sempre stati molto più ‘fotografi’ che ‘naturalisti’, nonostante si andasse enunciando il contrario; lo si sosteneva soprattutto per sottolineare la necessità di un approccio cauto e rispettoso a soggetti così delicati come quelli naturali, e per disinnescare la ricerca dello scatto a tutti i costi, in un'epoca in cui si parlava solo di ‘caccia fotografica’, con tutte le valenze negative e predatorie che il termine si porta appresso. Ciò detto, va anche sottolineato come le enormi dosi di passione, entusiasmo e pazienza abbiano portato anche risultati genuinamente scientifici. All'esigenza di avere fotografi più preparati scientificamente, aggiungiamo il ruolo che l’immagine riveste nella comunicazione odierna. Dilagante, pervasivo, anche se ciò non ha significato necessariamente un miglioramento della qualità della comunicazione stessa. Casomai il contrario, con un web che ha ereditato la superficialità dalla televisione elevandola a sistema. Il rischio è sempre quello della generalizzazione, del compiacimento del gusto al servizio dell'inserzionista di turno; un rischio inestricabilmente legato al mezzo telematico, alla fruizione veloce e consumistica della moderna informazione fast food. Resta un fatto, ad ogni modo - ed un fatto con cui occorre confrontarsi - che molta della divulgazione si basi sull’immagine. Ed esiste la necessità, proprio per questo, di riportare al centro dell'attenzione un rigore scientifico e interpretativo, pur cercando di parlare anche all'anima delle persone. La fotografia è un linguaggio con regole proprie che difficilmente possono essere intuite: vanno imparate, per poter tradurre emozioni e informazioni insieme, in qualcosa di fruibile, di assimilabile dall’osservatore. Non solo un supporto alla ricerca, alla raccolta di dati o prove testimoniali (applicazioni comunque di per sé importanti), ma uno strumento per comunicare, ad altri e più profondi livelli, il senso ultimo delle ricerche stesse. Strumento tanto più fondamentale se la conoscenza tecnica sarà coniugata alla passione per i propri soggetti e il proprio lavoro: il fotografo naturalista è il tramite con un mondo che non è come qualsiasi altro. È un valore assoluto, un valore dimenticato. Fotografandolo, ci si rapporta ad esso con gli strumenti della tecnica e della conoscenza, ma l’afflato etico, la ricerca di armonia, devono essere sempre presenti, soprattutto in un mondo occidentale che con la natura vive in costante antagonismo. Occorre trovare dentro sé la spinta, l'esigenza interiore senza la quale potremmo sì avere conoscenze e dirci naturalisti; potremmo certamente scattare foto e dirci fotografi. Non potremmo mai dirci compiutamente fotografi naturalisti in una singola espressione, tuttavia, se non saremo in grado di guardarci dentro, per poter meglio vedere fuori. Non ho mai fatto l'università, come ho detto, ma – paradossalmente – ho tenuto corsi di fotografia naturalistica in università; ho quindi potuto apprezzare la capacità quasi sovrumana di mantenere l’attenzione per ore da parte degli studenti, soggetti abituati all'apprendimento e alla didattica: in due parole, il pubblico ideale. Ed un pubblico spinto in primis dalla passione, considerando che chi si iscrive a Scienze Biologiche non fa una scelta dettata da un calcolo economico (cosa che lo accomuna al fotografo di natura). Detto tutto questo, come non consigliare, auspicare, supportare la magnifica idea di un corso di fotografia in università, una proposta che, anzi, dovrebbe essere istituzionalizzata, incorporata in un programma di istruzione in modo generalizzato? E la ciliegina sulla torta è la presenza come docente di Riccardo Polini, uno degli interpreti più preparati, appassionati, rigorosi e ortodossi che il panorama della foto di natura italiana abbia saputo produrre negli anni.”

Vitantonio Dell’Orto
 
Vitantonio Dell'Orto nasce a Legnano (MI) nel 1962. Dopo aver affinato per anni la tecnica nella SICF, la Società Italiana di Caccia Fotografica, dal 2000 è fotografo naturalista a tempo pieno. Ha pubblicato immagini, copertine e articoli in Italia e all’estero; per anni ha curato le rubriche fotografiche della rivista Oasis. Nel 2001 è uscito il suo primo libro, “Le forme incerte”, Pubblinova Ed. Negri, seguito nel 2010 da “La mia Svezia” e nel 2012 dalla guida “Orchidee spontanee dell'Appennino Pavese”. Ha pubblicato calendari e poster a distribuzione mondiale. Tra i riconoscimenti, la vittoria nel 2000 del Premio Italiano di Fotografia Naturalistica (sezioni “Paesaggio naturale” e “Fiori e piante”), e un secondo premio per la sezione “Articoli” nel Premio di Letteratura Naturalistica “Parco Majella” (2006). Dopo aver viaggiato tra Italia e Svezia per anni, nel 2007 si trasferisce nel paese scandinavo, nella regione Dalarna.
Sito web:
www.exuviaphoto.com
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"Che opportunità, poter studiare fotografia naturalistica all'università! Non avrei neppure immaginato di poter frequentare un simile corso quando, studente di Scienze Naturali all'Università di Torino, la fotografia della natura era la mia grande passione. Grande opportunità e iniziativa, dunque, non soltanto per gli appassionati di fotografia, che con questo corso potranno migliorare i fondamenti e conoscere qualche trucco del mestiere, ma anche per tutti quelli che nella loro futura professione utilizzeranno la fotografia nelle attività di campo".

Stefano Unterthiner
 
Stefano Unterthiner nasce in montagna e la passione per i monti della Valle d’Aosta lo accompagna tuttora. Inizia a fotografare all’età di 17 anni e dopo aver studiato Scienze Naturali, consegue il Dottorato di Ricerca all’Università di Aberdeen, in Scozia. Tornato in Italia, continua a dedicarsi alla zoologia, ma la passione per la fotografia ha il sopravvento, e Stefano è oggi il più affermato fotografo naturalista professionista che abbiamo in Italia. Nel 2000 ha vinto il premio “Mario Pastore” come miglior giovane giornalista per l’ambiente, e le sue immagini ricevono continui riconoscimenti nel più prestigioso concorso di fotografia naturalistica, il Wildlife Photographer of the Year Competition. Dal 2009 è tra i collaboratori del National Geographic Magazine. Stefano è autore di sei libri e le sue foto sono diffuse e pubblicate a livello internazionale.
Sito web: www.stefanounterthiner.com
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falco pellegrino che attacca gli storni