Gabriele Mazzitelli
Storia di un incontro mancato: Gogol' e lo zar Nicola I *
Un cittadino romano che nei giorni tra il 13 e il 17 dicembre 1845 si fosse recato verso le quattro del pomeriggio a fare una passeggiata al Pincio avrebbe avuto molte probabilità di incontrare una carrozza tirata da una coppia di focosi cavalli grigi 1, sulla quale sedeva l'Imperatore di tutte le Russie, lo zar Nicola I.
Quello stesso cittadino avrebbe potuto imbattersi anche in un signore dall'aria forestiera con il naso un po' sporgente, che lasciato il suo alloggio al terzo piano di Palazzo Poniatowski, al numero civico 81 2 di via della Croce, dopo aver risalito la scalinata di Piazza di Spagna, confuso fra la folla, cercava di scorgere da lontano il viso del sovrano, senza avere il coraggio di farsi avanti per presentarsi. Questo signore, anch'egli russo, era Nikolaj Gogol', che così racconta questi incontri in una lettera ad Aleksandra Smirnova del 27 gennaio 1846: «Mi scrivete di darvi notizie sulla permanenza dello zar a Roma. Vi ha trascorso quattro giorni. Io l'ho visto ed ammirato da lontano, mentre era a passeggio sul Monte Pincio. Il suo viso era bellissimo. Malgrado indossasse il nostro brutto abito civile che non gli dona affatto, il suo aspetto colmo di bontà non poteva non colpire tutti. Non mi sono presentato a lui perché provavo vergogna e imbarazzo, non avendo ancora fatto quasi nulla di buono e degno della sua benevolenza, per ricordargli la mia esistenza. 3 Oltre tutto in quattro giorni doveva vedere tante cose meravigliose che da parte mia sarebbe stata solo un'inutile pretesa.» 4
Gogol' era giunto a Roma il 24 ottobre del 1845 5, dopo un lungo peregrinare e con la concreta speranza che il soggiorno romano avrebbe potuto migliorare la sua sempre incerta salute, come aveva avuto modo di scrivere, qualche giorno dopo il suo arrivo, a Sergej Timofeevic Aksakov: «Il cambiamento e il viaggio mi hanno notevolmente giovato; sto meglio. Il clima romano, a Dio piacendo, avrà un effetto benefico come in passato. E quindi non angustiatevi per me e pregate». 6
Il 23 ottobre 1845 lo zar e la zarina, accompagnati dalla figlia Ol'ga, erano approdati a Palermo, dove Aleksandra Fedorovna doveva trascorrere un periodo di riposo e di cura all'Olivuzza, località in cui possedeva una villa Varvara achovskaja, vedova di George Wilding 7, il quale le aveva lasciato in eredità la casa appartenuta alla prima moglie Caterina Branciforti di Butera. A voler dar credito a una notazione di Aleksandra Smirnova non è escluso che lo zar si fosse risolto a questo viaggio per non restare troppo a lungo lontano dalla moglie.8
I giornali dell'epoca, quali il «Diario di Roma» e «La Cerere» di Palermo documentarono con dovizia di particolari il viaggio della famiglia reale in Italia e la permanenza a Palermo, mentre un gruppo di bibliografi siciliani volle dedicare all'evento un volume dal titolo L'Olivuzza. Ricordo del soggiorno della corte imperiale russa in Palermo nell'inverno del 1845-46 9, a cui contribuirono alcuni letterati siciliani dell'epoca.
Dopo poco di più di un mese Nicola I, lasciata la zarina in Sicilia, sulla strada del ritorno in Russia, decise di fermarsi a Roma. La notizia di questa visita cominciò a circolare nella città già a fine ottobre come testimonia una lettera di Gogol' a Aleksandr Petrovic Tolstoj: «Senza dubbio sapete che il sovrano è a Palermo. Si dice addirittura che si fermerà a Roma per due giorni e per questo motivo molti russi passano da Roma. Per ora ne ho visti pochissimi. Butenev è partito ieri per Palermo; non l'ho visto prima della partenza, ma si sa solo che è stato convocato dal sovrano». 10 Questa notizia trova conferma in un'opera molto importante per ricostruire la vita romana dell'Ottocento, dal significativo titolo di Cronaca di Roma, redatta da Nicola Roncalli, il quale in data 2 novembre annota: «Molti dicono che l'imperatore nel ritorno da Palermo darà una sfuggita a Roma. Il di lui ministro si dice che abbia fatto qualche preparativo prima di recarsi a Palermo. Il pensiero della venuta di cotesto sovrano produce grave sensazione» 11, anche perché come spiega Gogol' in una lettera a Vasilij A. Zukovskij del 28 novembre: «A Roma tutta la cattolicità, come credo sappiate, ha preso armi contro il sovrano. Di recente qui ha fatto scalpore una polacca uniate fuggita dalla Russia con i suoi racconti dei tormenti e dei supplizi subiti per non essersi voluta convertire all'ortodossia». 12
Troviamo preciso riscontro di queste affermazioni di Gogol' in una nota del Roncalli del 7 novembre 1845: «Giunse in Roma ultimamente la madre Macrina, abbadessa delle monache basiliane di Minsk, nella Polonia russa, e fu alloggiata al Sacro Cuore. Fu per diversi giorni interrogata dal cardinale Mezzofanti 13 e nel dì 5 corr. fu presentata al Santo Padre. Si dice che abbia confermato esser veri i tormenti sofferti da essa e dalle sue compagne, come annunziarono i giornali». 14 E prosegue: «Si vuole che l'imperatore di Russia venga in Roma quanto prima. Si riflette sulla situazione del Papa per la venuta di tale sovrano, facendosi il caso che questi vada ad ossequiarlo. Si conchiude che il Papa per togliersi d'impaccio, si fingerà malato». 15
Di questo episodio è a conoscenza anche Gogol' che scrive a Vasilij Zukovskij nella lettera del 28 novembre: «Il Papa è stato in imbarazzo su come accogliere il sovrano, e per questo ha riunito il concistoro. I cardinali gli hanno consigliato di evitare l'incontro e di fingersi malato, ma il Papa ha risposto in modo degno alla sua fama: "Non ho mai finto e non lo farò ora. Per parte mia utilizzo le lacrime, le preghiere, è questo è tutto ciò che ritengo a me permesso"». 16
Roncalli, a sua volta, conferma quanto scrive Gogol' a proposito dell'uniate: «La madre Macrina, abbadessa delle monache basiliane in Minsk, è tuttora in Roma ed alloggia al monastero di Trinità de' Monti. Quelle monache si posero nella più grande costernazione per l'arrivo dell'imperatore, e contro il medesimo concepirono un orrore tale che lo spacciano per un satanasso. Deplorano poi lo stato della religione e la dipingono agli estranei siccome vacillante, invitando tutti con il loro esempio a straordinarie preghiere. Soggiungono che, pervenuto che sarà in Roma, il Papa anderà a ritirarsi dentro S. Angelo. È però indubitato che l'opuscolo in francese sui Martirii sofferti dalla suddetta madre Macrina e sue compagne, che circola per Roma, ed i verbali commenti al medesimo delle religiose francesi di Roma, agitò non poco alcuni corpi religiosi specialmente ed il basso popolo. Alcune femmine infine, dappresso quanto sopra, conchiudono che l'imperatore sia informato fedelmente di ciò che si riportò a suo carico dall'abbadessa Macrina, e che la sua venuta abbia per principale oggetto di chiederne la consegna al Papa, e che ove il medesimo si ricusì, gl'intimerà una guerra». 17
Dell'opuscolo citato da Roncalli circolava a Roma anche una versione italiana 18 e nel 1843 era stato pubblicato, tradotto dal tedesco con ampi rimaneggiamenti, il volume Vicende della Chiesa cattolica di amendue i riti nella Polonia e nella Russia 19, in cui in un contesto di durissima polemica contro la Russia, si può leggere questo giudizio sull'operato di Nicola I: «L'imperatore Nicolò sin dal principio del suo regno palesò l'animo, che avea nemico alla chiesa cattolica latina, siccome l'avea mostro contro la rutena; il che non lascia dubitare, siccome altrove abbiam già osservato, che la persecuzione con cui prese a combatterla sia affatto indipendente da' rivolgimenti infelici del 1830». 20
Malgrado queste premesse non certo favorevoli, il «Diario di Roma» del 13 dicembre 1845 21 riporta la notizia che: «Questa mattina, circa le ore 5, è giunta in questa Capitale, proveniente da Napoli, S.M. Nicolò I Imperatore di tutte le Russie e Re di Polonia, sotto il titolo di General Romanoff. La M.S. ha preso alloggio al palazzo Giustiniani, residenza della I. e R. Legazione Russa».
Alcune lettere di Gogol' del 1846 forniscono delle informazioni sulla visita dello zar. Il 2 gennaio scrive ad Aleksandr Petrovic Tolstoj: «Del sovrano ho ben poco da dirvi. L'ho visto di sfuggita due o tre volte. Il suo aspetto era eccellente, e ha fatto un enorme effetto sui romani. Dovunque andasse i popolani lo chiamavano semplicemente Imperatore, senza aggiungere: di Russia, tanto che un forestiero avrebbe potuto credere che si trattasse del legittimo sovrano di questa terra. 22 Di cosa abbia parlato col papa, ovviamente non si sa, anche se con ogni probabilità le conseguenze saranno quelle che ci si aspettava, vale a dire un ammorbidimento delle misure riguardanti i cattolici. Le accuse dell'uniate perseguitata si sono rivelate una menzogna, ed essa ha confessato di essere stata ammaestrata più tardi, quando si trovava già fuori dalla Russia, dal partito polacco. 23 Verso le arti e gli artisti il sovrano è stato ben disposto. Ha dimostrato gusto nelle scelte e nelle ordinazioni, e anche nel fatto di non aver commissionato molto. Gli aiuti ai poveri sono stati elargiti anch'essi con discrezione». 24 Un accenno alla visita si ha in una lettera a Nikolaj M. Jazykov dell'8 gennaio 1846: «Delle novità romane non so cosa scriverti; a me, perlomeno, non interessano. L'avvenimento più importante è stata la visita del nostro zar. Io l'ho ammirato soltanto da lontano e nell'animo mio ho pregato per lui. Che dio lo aiuti a sistemare tutto per il meglio nella nostra Rus'!» 25 E ancora nella già citata lettera alla Smirnova, datata 27 gennaio 1846, Gogol' scrive: «Del resto, egli è stato particolarmente benevolo con gli artisti, ha ordinato loro di essere presenti durante la sua passeggiata in Vaticano, e agli architetti durante la visita delle antichità e dei monumenti romani. Ha molto elogiato Ivanov per il suo quadro». 26 Infine in una lettera del 6 febbraio 1846 a Vasilij Andreevic Zukovskij leggiamo: «Del sovrano posso dirvi non molto. Si è fermato a Roma poco, quattro giorni. E' rimasto un po' insoddisfatto dell'appartamento buio e tetro, che gli ha riservato Butenev a palazzo Giustiniani dove risiede, molto sporco e in assoluto uno dei peggiori palazzi romani, e a causa di ciò, forse, si è affrettato ad andarsene. Dei suoi colloqui col papa, ovviamente non si sa nulla. In quattro giorni, naturalmente, ha girato la città in lungo e largo. Si è comportato in maniera molto amabile con i pittori. Ha molto lodato Ivanov, apprezzando tantissimo il suo quadro. Ha ordinato agli artisti di accompagnarlo: agli scultori e ai pittori nelle gallerie vaticane, agli architetti fra le rovine e le antichità. Ha ordinato di fare dei calchi di quelle antichità che mancano nella nostra Accademia. Ha ordinato alcune copie di quadri. Sfruttando questa opportunità per i pittori russi potrebbe sortirne qualcosa di buono. Ma attualmente chi ha il compito di dirigerli lo fa in maniera ottusa e insensata, Kil' è ancora più stupido di Krivcov, tanto che si dice che il suo incarico sarà soppresso, visto che anche il segretario, nipote del defunto Krivcov, dopo aver sperperato i soldi dello Stato, è scappato in America. Ho visto il sovrano solo sul Monte Pincio, dove si recava a passeggio in carrozza, e ho ammirato il suo splendido aspetto. Appariva grandiosamente benevolo e non poteva non colpire tutti sia i romani, sia gli stranieri. Sul suo volto ho scorto un'espressione più spirituale, di quanto mi fosse mai capitato di notare prima». 27
A queste notizie fornite da Gogol' fanno da contrappunto alcuni "polizzini" della Cronaca di Roma di Nicola Roncalli 28, che illustrano la permanenza di Nicola I. Il Roncalli, inoltre, dedicò al soggiorno dello zar anche un resoconto specifico dal titolo Le cinque giornate che S.M.I. di Nicolo' I° Imperatore di tutte le Russie e Re di Polonia passo' in Roma nell'anno 1845 dal 13 a tutto il 17 dicembre a Roma, pubblicato a stampa nel 1972 29, ma già noto anche ad Evgenij murlo, che ne aveva pubblicato un brevissimo estratto nel 1906. 30
Per altro esiste anche un Regesto, curato da Renato Lefevre, di tutta la documentazione inerente ai rapporti tra Santa Sede e Russia in questo particolare frangente, compresa la permanenza di Nicola I a Roma, e tra questi documenti compare anche un'anonima Relazione giornaliera al card. Lambruschini sul soggiorno in Roma dell'imperatore delle Russie. 31
Secondo Maria Luisa Trebiliani, curatrice della Cronaca, si può ipotizzare che l'autore dei tre testi sia sempre Nicola Roncalli 32, ma sebbene questi tre testi abbiano delle notevoli somiglianze non si può nemmeno escludere che sia stata la Relazione giornaliera, redatta da «persona incaricata di seguire l'Imperatore per riferirne al Card. Lambruschini» 33, a servire da fonte per il Roncalli che non a caso precisa nell'Indice della sua opera che Le Cinque giornate sono basate su "notizie raccolte officialmente". 34
Grazie a questi fonti abbiamo la possibilità di seguire lo zar nel corso di questo soggiorno romano minuto dopo minuto. I due colloqui che lo zar ebbe con il Papa Gregorio XVI testimoniano dell'inevitabile valenza politica che il viaggio aveva acquistato, ma non vi è dubbio che Nicola I approfittò di questi cinque giorni per visitare Roma in lungo e in largo. Può essere curioso notare che come cicerone gli capitò il cavalier Visconti, commissario per le Antichità, sul quale dieci anni prima il principe Vjazemskij aveva espresso questo giudizio: «Per di più la nostra guida, il famoso romano Visconti, è stato, per lo meno per me, un vero assassino. È un chiacchierone francese che declama in maniera italiana. Egli non spiegava niente, non faceva conoscere niente e faceva solo rintronare le orecchie e non dava la possibilità di guardare con i propri occhi. Sarebbe stato molto meglio sgranare gli occhi per ignoranza e dare semplicemente un'occhiata intorno, invece di socchiudere e storcere gli occhi su comando». 35
Naturalmente, come testimonia Gogol', l'intera comunità russa residente a Roma e in particolare gli artisti furono mobilitati e non avrebbe potuto essere diversamente. Iniziato con una visita al Papa, il soggiorno romano di Nicola I si chiuse con un ulteriore incontro con Gregorio XVI, segno evidente che il Pontefice, malgrado la fermezza delle sue richieste perché terminassero le persecuzioni contro i cattolici, aveva suscitato una grande impressione sullo zar. Scrive Roncalli: «La dignità e cordialità con cui si congedò dal vegliardo capo della Chiesa cattolica, anzi il medesimo prolungamento del suo soggiorno nella città eterna, parlano per il suo onore e lasciano sperare che questi giorni non resteranno senza benefiche conseguenze. L'imperatore è troppo grande per non apprezzare la vera grandezza, anche là dove la sua apparizione un poco lo sorprenda». 36
Prima di recarsi dal Papa per la visita di congedo Nicola I non aveva voluto rinunciare alla consueta passeggiata al Pincio. Erano all'incirca le quattro del 17 dicembre 1845.
Chissà che Gogol' non fosse lì, confuso tra la folla, timido e imbarazzato, senza trovare il coraggio di farsi largo per salutarlo.
Gabriele Mazzitelli
Note
*Testo della relazione tenuta nel corso del convegno internazionale Nikolaj Gogol'. Uno scrittore tra Russia e Italia, Roma 30 settembre-1 ottobre 2002.
1) Questa notizia si desume dalle Memorie di F.I. Iordan, Zapiski rektora i professora imperatorskoj Akademii Chudozestv Fedora Ivanovica Iordana, 1800-1883. In «Russkaja starina», 22 (1891), tom 71, sentjabr', p. 541.
2) Nelle prime lettere da Roma datate 24 ottobre 1845 Gogol' riporta come numero civico il n. 80, ma a partiBe dal 27 ottobre indica sempre il n. 81. Sulle vicende legate a questo palazzo si veda Andrea Busiri Vici. I Poniatowski e Roma. Firenze: EDAM, 1971, p. 255-258.
3) Sembra di udire in queste parole l'eco di quanto Gogol' scrive in Il pittore storico Ivanov: «Una volta, in aggiunta a tutto ciò, mi trovai in una città dove non c'era quasi un'anima che mi fosse amica, completamente privo di mezzi, rischiando di morire non solo per la malattia e le sofferenze psichiche, ma addirittura di fame. Ciò accadde molto tempo fa. Fui salvato dal sovrano. Il suo aiuto mi giunse inaspettato. Forse aveva sentito col cuore che il suo povero suddito con il suo lavoro appartato e poco appariscente intendeva servirlo con la stessa onestà con cui l'avevano servito altri in cariche pubbliche e appariscenti; o forse fu semplicemente un impulso di clemenza abituale da parte sua. Ma quell'aiuto mi risollevò di colpo. In quel momento mi fece piacere essere debitore a lui e a nessun altro. Ai motivi che mi spinsero ad affrontare con nuova energia il mio lavoro, si aggiunse anche il pensiero di dire a tutti coloro che amavo, se Dio mi avesse reso degno di diventare una persona veramente cara a molti e meritevole del loro amore: "Non dimenticate che forse non sarei al mondo, se non fosse stato per il sovrano"», in Brani scelti della corrispondenza con gli amici. A cura di Fausto Malcovati. Traduzione e note di Emanuela Guercetti. Firenze: Giunti, 1996, p. 130-131.
4) Nikolaj V. Gogol'. Polnoe sobranie socinenij. Tom 13. Leningrad, Izdatel'stvo Akademii Nauk SSSR, 1952, p. 33-34.
5) Come già segnalato questa è la data di una serie di lettere in cui Gogol' informa la madre e altri amici del suo arrivo a Roma. Nella Cronologia dei soggiorni romani in Appendice a: Rita Giuliani, La «meravigliosa» Roma di Gogol'. La città, gli artisti, la vita culturale nella prima metà dell'Ottocento. Roma, Edizioni Studium, 2002, p. 264 si legge: «1845. Fine ottobre-dicembre: Gogol' è a Roma. [...] Arriva intorno al 23 ottobre».
6) Nikolaj V. Gogol'. Polnoe sobranie socinenij. Tom 12. Leningrad, Izdatel'stvo Akademii Nauk SSSR, 1952, p. 530.
7) Su questi due personaggi si veda Serena Vitale. Il bottone di Pukin. Milano, Adelphi, 1995, p. 79-80.
8) Annota nel diario la Smirnova in data 5 marzo 1845: ««Ieri sono stata dal'imperatrice. C'erano molte persone vista la corte attuale. La Baronessa Frederichs, Lobanov, Rauch, Suvorov, uvalov, il principe Alessandro. Ol'ga Nikolaevna giocava a tombola. L'imperatrice ha detto che non le sarà possibile, anche se le sarebbe molto necessario, recarsi in inverno in Italia. Il sovrano in sua assenza si intristisce e diventa solitario. Si ritira da solo per ore e ore», A.O. Smirnova-Rosset, Vospominija. Pis'ma. Moskva: "Pravda", 1990, p. 370.
9) L'Olivuzza. Ricordo del soggiorno della corte imperiale russa in Palermo nell'inverno del 1845-46. Palermo, Per cura degli Editori G. Bastianello, G. Di Giovanni, A. Frascona', L. Tripodo, 1846. Si veda anche Renato Lefevre. Il soggiorno dello zar Nicola I a Palermo e a Napoli nel 1845. In Studi in onore di Riccardo Filangieri, III. Napoli, L'Arte tipografica, 1954, p. 417-433.
10) Nikolaj V. Gogol'. Polnoe sobranie socinenij. Tom 12, cit., p. 536.
11) Nicola Roncalli. Cronaca di Roma 1844-1870. Volume I (1844-1848). A cura di Maria Luisa Trebiliani. Roma, Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, 1972, p. 119.
12) Nikolaj V. Gogol'. Polnoe sobranie socinenij. Tom 12, cit., p. 544. Si veda anche Nikolaj Paklin. Russkie v Italii. Moskva, Sovremennik, 1990, p. 111-112.
13) Proprio quel cardinale Giuseppe Mezzofanti, poliglotta, di cui parla Annenkov ricordando che Gogol' :«amava molto questo cardinale poliglotta, piccolo, smilzo e vivace vecchietto che al primo incontro si era messo a parlare russo. Gogol' illustrava benissimo il modo con cui il cardinale cercava di sbrogliarsela con le difficoltà filologiche. Il cardinale rifletteva su una frase, vi rimaneva su molto tempo, la rivoltava da tutte le parti e non faceva un passo avanti fino a che una nuova frase non era stata escogitata, e data la vivacità del vegliardo, tutto aveva quell'aspetto comico che Gogol' rendeva così bene», Pavel V. Annenkov. N.V. Gogol' a Roma l'estate dell'anno 1841.. In «Slavia», 1(1992), n. 4, p. 102. L'originale russo può leggersi in Gogol' v vospominanijach sovremennikov. Moskva: Goslitizdat, 1952, p. 285.
14) Nicola Roncalli. Cronaca di Roma 1844-1870. Volume I (1844-1848), cit., p. 119.
15) Ibidem, p. 120.
16) Nikolaj V. Gogol'. Polnoe sobranie socinenij. T. 12, cit., p. 544.
17) Nicola Roncalli. Cronaca di Roma 1844-1870. Volume I (1844-1848). A cura di Maria Luisa Trebiliani. Roma, Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, 1972, p. 126.
18) Prigionia, tormenti e martirio delle religiose dell'Ordine di S. Basilio Magno di rito ruteno-cattolico in Lituania; relazione storica tratta dalle deposizioni di suor Giulia Macrina Miecystarca. Non è escluso che Gogol' possa aver preso visione di questo volumetto in francese o in italiano. Sulla conoscenza dell'italiano da parte di Gogol' si veda: Cinzia De Lotto. Signori per parlar d'un'altra cosa... Zanjatija ital'janskim jazykom N.V. Gogolja. Neizdannye avtografy. In «Russica Romana», 3 (1996), p. 267-300.
19) Vicende della Chiesa cattolica di amendue i riti nella Polonia e nella Russia da Caterina II sino a' nostri di' libri cinque preceduti da un rapido cenno sull'origine, e sulle relazioni della Chiesa Russa con la Santa Sede sino a' tempi di Pietro il Grande per un sacerdote dell'oratorio. Versione Italiana. Lugano: Dalla tipografia Veladini e Comp., 1843.
20) Ibidem, p. 529.
21) «Diario di Roma», sabato 13 dicembre 1845, n. 99, p. 1. Il «Diario di Roma» era il giornale romano più famoso dell'epoca, diviso in due sezioni, una dedicata allo Stato Pontificio e l'altra agli Stati Esteri. Si veda Olga Majolo Molinari. La stampa periodica romana dell'Ottocento. Volume I. Roma, Istituto di Studi Romani, 1963, p. 296-297. Viene citato anche da Gogol' nel racconto Rim (Roma).
22) Sulla calorosa accoglienza riservata all'Imperatore Gogol' torna anche in una lettera successiva a Zukovskij. Non c'è motivo di non credere alle parole di Gogol', che per altro sono confortate anche da quanto scrive il Roncalli nella sua Cronaca, ma alcuni storici dell'epoca, probabilmente per ragioni ideologiche, descrissero un popolo romano indifferente e silenzioso, anche se a confermare ulteriormente le parole di Gogol', in una lettera datata 9/21 dicembre 1845, l'ambasciatore russo presso la Santa Sede A. Butenev scrive: «Sebbene l'imperatore viaggiasse in incognito, pure la popolazione di Roma incontrava ovunque l'eminente viaggiatore con entusiasmo indescrivibile. Le strade adiacenti all'ambasciata russa (Palazzo Giustiniani) ove egli si era fermato, rigurgitavano da mane a sera di migliaia di persone d'ogni condizione che aspettavano l'istante di vederlo e di salutarlo. Quando passava per le vie o si recava alle passeggiate pubbliche, una folla entusiastica si accalcava intorno a lui», cit. in E. Schmourlo. La visita dello Zar Nicolò I al papa Gregorio XVI (1845). In «Miscellanea di storia e cultura ecclesiastica», 5 (1906), n. 1, p. 20.
23) Anche questo passaggio dimostra i contatti che Gogol' doveva avere con ambienti dell'ambasciata: in data 17 novembre 1845 il Nunzio Apostolico informa il cardinale Lambruschini che il Ministro degli affari esteri russo conte di Nesserolde «prevedeva un aggiustamento dei rapporti tra Imperatore e Papa "purché fosse tenuto lontano il fanatismo e l'influenza polacca": espressione quest'ultima poco piaciuta al Metternich. In realtà l'Imperatore vuol far credere che l'affare delle Basiliane sia un'invenzione del partito polacco», in Renato Lefevre. S. Sede e Russia e i colloqui dello Czar Nicola I nei documenti vaticani (1843-1846). In Gregorio XVI. Miscellanea commemorativa. Parte seconda. Roma, A cura dei Padri Camaldolesi di S. Gregorio al Celio, 1948, p. 210.
24) Nikolaj V. Gogol', Polnoe sobranie socinenij. Tom 13, cit., p. 24.
25) Nikolaj V. Gogol', Polnoe sobranie socinenij. Tom 13, cit., p. 30.
26) Nikolaj V. Gogol'. Polnoe sobranie socinenij. Tom 13, cit., p. 34.
27) Nikolaj V. Gogol'. Polnoe sobranie socinenij. Tom 13, cit., p. 37.
28) Il manoscritto della Cronaca era stato acquistato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma nel 1882 e nel 1884 la Cronaca venne pubblicata, ma tralasciando gli anni 1844-1848, nell'opera in tre volumi Roma nella storia dell'unità italiana. Studio storico di R. Ambrosi De Magistris e I. Ghiron seguito da un Diario inedito di Roma dal 1849 al 20 settembre 1870 di Nicola Roncalli. Roma-Torino-Firenze, Fratelli Bocca, 1884. Ampi brani della parte allora ancora inedita della Cronaca, relativi alla visita dello zar, furono pubblicati da Pio Spezi. Nicola I di Russia in Roma (da un Diario inedito di un contemporaneo). In «Cosmos Illustrato» (1903), fasc. 10-11, p. 971-994.
29) Nicola Roncalli. Cronaca di Roma 1844-1870, cit., p. 143-152. Come segnalato dalla curatrice, il Roncalli non inserì i 'polizzini', vale a dire i fogli di diario relativi ai giorni 14, 15, 16 e 17 dicembre nell'indice della sua Cronaca, «perché costituiscono la cronaca giornaliera della visita dello zar di Russia a Roma, che l'autore ha poi rielaborato e riunito in fascicolo separato, citato nell'indice come "Le cinque giornate della sua dimora, notizie raccolte officialmente"», p. 131 n.
30) E. Schmourlo. La visita dello Zar Nicolò I al papa Gregorio XVI (1845). In «Miscellanea di storia e cultura ecclesiastica», 5 (1906), n. 1, p. 3-20.
31) Renato Lefevre. S. Sede e Russia e i colloqui dello Czar Nicola I nei documenti vaticani (1843-1846). In Gregorio XVI. Miscellanea commemorativa. Parte seconda. Roma, A cura dei Padri Camaldolesi di S. Gregorio al Celio, 1948, p. 159-293. (p. 281-288).
32) Nicola Roncalli, Cronaca di Roma 1844-1870, cit., p. XXIV.
33) Renato Lefevre. Il soggiorno dello zar Nicola I a Palermo e a Napoli nel 1845, cit., p. 281.
34) Nicola Roncalli, Cronaca di Roma 1844-1870, cit., p. 351.
35) Citato in Nina Kauchtschischwili. L'Italia nella vita e nell'opera di P.A. Vjazemskij. Milano: Vita e Pensiero, 1964, p. 67.
36) Nicola Roncalli, Cronaca di Roma 1844-1870, cit., p. 152. In effetti nel 1846 venne siglato un trattato fra la Russia e la Santa Sede.
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