scena di trasbordo, mosaico proveniente dal Piazzale delle Corporazioni ad Ostia
Se si potesse idealmente effettuare una serie stratigrafica dei sedimenti profondi del fiume potremmo certamente ricostruire con dovizia di particolari la storia della sua lunghissima utilizzazione e quella degli uomini che ne sfruttarono le acque come mezzo di comunicazione con il mondo intero.
E' naturale, che le testimonianze che potrebbero riemergere dal fiume si riferirebbero agli avvenimenti più remoti , ma anche a quelli a noi più vicini addirittura relativi agli ultimi avvenimenti bellici, cosi come accadde diversi anni or sono, quando le benne di una draga recuperarono armi e brandelli di divise appartenute a combattenti in rotta della Repubblica Romana del 1848.
E così testimonianze della vita quotidiana romana e medievale riemergono a causa di nuovi lavori di sistemazione delle rive e dell'alveo aggiungendo altri elementi, spesso ordinatamente conservati, che ci aiutano a ricostruire gli usi e le consuetudini della vita quotidiana nell'antichità.
Moltissimo materiale architettonico, specialmente durante il medioevo, venne accumulato lungo le rive del fiume per poi essere caricato sulle zattere ed avviato ai nuovi cantieri di costruzione delle chiese e dei palazzi romani. Valga per tutti il trasporto ad Orvieto di marmi e travertini necessari per la costruzione del Duomo. Spesso carichi fortunosamente assemblati naufraugavano con le fatiscenti chiatte che li trasportavano e rappresentavano spesso veri e propri "relitti" che, celati dal limo del fondo, emergono in occasione di drenaggi. Negli anni 50 a valle di S.Paolo venne localizzato un relitto medioevale carico di pregevoli reperti architettonici con bassorilievi e statue in marmo.
Un' attenta indagine dei fondali, anche se resa difficile dalla scarsissima visibilità dell'acqua, ha condotto ad interessanti ritrovamenti specialmente nelle zone ove nel passato non sono stati effettuati grandi lavori idraulici, come, ad esempio, l'ancora romana in ferro datata al II secolo d.C., recuperata presso i resti del porto nell'ansa di Pietra Papa e un'altra, riferibile al III a.C.
Il grande avvenimento, che interessò la città stessa e trasformò pesantemente il tratto urbano del fiume, fu come è noto la costruzione dei muraglioni voluta dal nuovo Governo nazionale.
Ma la vera messe "archeologica" arrivò dal controllo della sabbia dragata nei fondali più o meno profondi, che restituì migliaia di oggetti della vita quotidiana, dalle semplici lucerne in terracotta, ai preziosi oggetti in oro di gioielleria romana.
Basta sfogliare le pagine dei verbali di consegna dell'epoca per avere un idea della quantità di oggetti pervenuti; e cosi nel 1880 presso i bagni di Donna Olimpia, si raccolsero decine di monete d'oro, sotto l'Aventino, la draga Tolonese, recuperò migliaia di monete di epoche diversissime. Si tentò anche una serie di indagini organizzate, che videro in primo piano gli archeologi dell'epoca travolti in effetti dagli avvenimenti e dalle precise disposizioni governative. Sappiamo che gli studiosi e i cultori dell'epoca dovettero accettare pesanti imposizioni e videro la ristrutturazione di monumenti antichi che ne modificarono completamente l'aspetto.
Cosi i ponti romani, rimasti pressoché intatti dall'epoca della costruzione, vennero ristrutturati ed allargati per collegarsi con i moderni argini-muraglione.
Uno dei più grandi studiosi di topografia antica operante a Roma in quel periodo fu Rodolfo Lanciani, che ci ha tramandato una mole notevolissima di documentazioni e di dati relativi agli edifici poi scomparsi.
Durante recenti indagini subacquee condotte dalla Soprintendenza Archeologica di Roma è stato localizzato presso il pilone del ponte Fabricio il relitto di un mulino galleggiante qui affondato, sembra, intorno il 1855 e denominato la "mola degli ebrei".